Phren

Marta Salogni & Stefano Pilia | OPALE. Musiche, visioni, segni a cura di Maple Death e Canicola | 02/10/2026

C’è una struttura materica che emerge dall’acqua: un oggetto sospeso fra architettura e paesaggio, fra riflesso e profondità. La sua superficie rispecchia il mondo attorno, mentre entro le sue mura esiste un altro spazio, un luogo di ascolto, di isolamento ed di incontri.

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Phren, il primo lavoro di collaborazione tra Marta Salogni e Stefano Pilia, si sviluppa come un agglomerato di suono-inno-dialogo stratificato ed articolato, che mescola il linguaggio astratto della chitarra di Stefano e la manipolazione delle tape machines tipica di Marta. Concepito come naturale continuazione dello spazio immaginato da Sarah Mazzetti per la serie Opale, progetto che coinvolge Maple Death Records e Canicola edizioni, l’album diventa una composizione metamorfica in cui la memoria stessa è continuamente trasformata tramite risonanza, ripetizione e riconfigurazione.

Qui, il suono non è preservato in qualità di “oggetto del passato”, ma trattato come materia vivente: qualcosa in grado di lasciare delle tracce, assorbire nuovi significati e generare voci sconosciute.

L’album si sviluppa a partire da un principio semplice e allo stesso tempo costantemente in mutamento: un suono è messo in movimento e poi fatto attraversare da una serie di sistemi interconnessi che lo ritardano, lo alterano e lo restituiscono in una nuova forma. La chitarra di Stefano Pilia si inerpica attraverso una complessa catena di processi modulari, composti da diverse fasi di preamplificazione e filtering, prima di immettersi in un tape echo system che introduce ulteriori layers  di ripetizione, risonanza e dislocazione spaziale. Questi segnali sono dunque assorbiti dalle tape machine Revox di Marta Salogni, dove elementi aggiuntivi di delay, modulazione e trasformazione ambientale manipolano nuovamente il materiale. 

La musica che ne risulta non è un dialogo fra due strumenti, ma un sistema condiviso – un’architettura vivente in cui un singolo segnale si muove simultaneamente tra numerosi percorsi paralleli, raccogliendo tracce di ogni passaggio. Il suono si fa materia in costante movimento: un atto diventa un eco, l’eco diventa nuovo atto, e la distinzione fra origine e riflesso comincia gradualmente a dissolversi. 

In questo senso, Phren entra in conversazione con un lignaggio di artist3 che hanno esplorato il suono, la sua durata e le tecnologie di registrazione come forme di collezione mnemonica. Dagli ambienti armonici immersivi di Éliane Radigue agli archivi frammentari di Philip Jeck e le meditazioni prolungate di Pauline Oliveros, queste pratiche mostrano l’atto della registrazione non come un mero tramite per la preservazione, ma come luogo dove il tempo stesso diviene udibile.

Al tempo stesso, laddove i lavori sopra citati spesso abbracciavano la ripetizione come una via per svelare l’erosione, l’evanescenza o i resti gracili del materiale registrato, Salogni e Pilia prendono una direzione differente. I loro loop non si limitano a ritornare al passato per testimoniarne lo sbiadimento. Essi diventano, al contrario, spazi generativi, processi attraverso cui armonie insolite, nuove temporalità e nuove voci possono emergere.

Un brano segue una direzione precisa all’interno dell’infrastruttura di Phren. “ma la mia anima è testimone” è composta a partire da un sistema customizzato di just intonation, derivato da una specifica costellazione di armoniche e sottotoni. Riconducibile al concetto del  tonality diamond di  Harry Partch, la composizione esplora un differente rapporto tra frequenza, proporzione e percezione. L’armonia diviene struttura fisica, scolpita dalla risonanza e dalla vibrazione piuttosto che da tuning systems convenzionali.

Il movimento finale, “e il mio fiume scorre verso te, oh mare, accoglimi” introduce una nuova forma di trasmissione. Frammenti dai Lamenti di Geremia di Giovanni Pierluigi da Palestrina entrano nel brano come una voce distante, condotta attraverso layers trasformativi e dislocazione temporale. Tale materiale vocale senza tempo non appare in forma di massima, bensì come un’impronta, un altro corpo sonoro nell’atto di varcare i meccanismi del presente.

Attraverso sei movimenti, i titoli di Phren si dispiegano come frammenti di una narrativa sommersa:

sopra l’acque scavate
dove mettersi un vento
muti nell’attesa
la memoria vacilla
ma la mia anima è testimone
e il mio fiume scorre verso te, oh mare, accoglimi

Acqua, attesa, memoria e testimonianza divengono motivi ricorrenti in questo progetto. Essi non sono simboli da decodificare, ma sensazioni fisiche incorporate nel movimento della musica stessa, orme trascinate in avanti, alterate da ogni cosa che incontrano.

Il titolo Phren richiama un termine greco antico legato alla sede del pensiero e del sentimento. In questo progetto, la memoria non è concepita come un archivio statico di ciò che è andato perduto, ma come qualcosa di instabile e vivo: una forza capace di metamorfosi. 

Come la struttura immaginaria che emerge dal Canal Grande a Venezia, Phren crea uno spazio dove il suono può raccogliersi, riflettere e trasformare. Esso non tratta la memoria come un archivio di cose non c’è più, ma come essere vivente. Una forza che continua a trasformare, generare e rivelare nuove voci dalle tracce che conduce con sé.

“Phren” è la terza uscita di Opale, una serie curata da Maple Death e dalla casa editrice Canicola Edizioni, etichette sorelle che da dieci anni esplorano e ricercano l’intersezione tra musica e narrazione attraverso immagini e suono, dando vita a nuovi dialoghi tra i due linguaggi, con un approccio visionario e militante. Ogni uscita di Opale vedrà la produzione parallela di un LP e di un libro illustrato, legati tra loro da un filo rosso che attraversa atmosfere, temperature emozionali, scorci di contenuto e raccolti in un prezioso cofanetto in edizione limitata che include poster e design unici. L’album di Marta Salogni e Stefano Pilia è accompagnato da illustrazioni, immagini e da un libro illustrato/carnet d’artiste di Sarah Mazzetti, rilegato con punto Singer, di 32 pagine. Sarah Mazzetti è un’illustratrice e artista visiva italiana il cui lavoro si muove tra disegno, editoria e narrazione visiva. Le sue illustrazioni sono apparse su pubblicazioni tra cui The New York Times, The New Yorker, Die Zeit e The Guardian e ha collaborato con marchi come Louis Vuitton e Dr. Martens. È autrice di numerosi libri illustrati, tra cui opere pubblicate da Canicola Edizioni. La sua pratica esplora la relazione tra narrazione, memoria e mondi immaginati. 

Marta Salogni
Marta Salogni è una produttrice discografica, ingegnere del suono, mixer e artista sonora che lavora presso il suo Studio Zona di Londra.
Ha lavorato con artist* come Björk, Bon Iver, Depeche Mode, Damon Albarn, Black Midi, Valentina Magaletti, English Teacher, Squid, Animal Collective, Alessandro Cortini, Holly Herndon e Circuit des Yeux.
Oltre al suo lavoro nella musica registrata, esegue set dal vivo improvvisati e composti utilizzando registratori come strumenti, creando loop, feedback e delay attraverso la manipolazione di suoni sia dal vivo che precedentemente composti.
Si è esibita in numerosi locali e festival nel Regno Unito e in Europa, tra cui Café OTO (Londra), Teatro San Fedele (Milano), Le Guess Who? (Utrecht), Jazz Is Dead (Torino) e Robot Festival (Bologna).
Le sue composizioni sono state pubblicate sulle etichette Hands in the Dark (con Music for Open Spaces, al fianco di Tom Relleen), Melos Kalpa e Canti Magnetici (con L’ebbrezza delle grandi profondità, al fianco di Francesco Fonassi).

Stefano Pilia
Stefano Pilia è un chitarrista, produttore e compositore il cui lavoro esplora le proprietà scultoree del suono e il suo rapporto con lo spazio, il tempo e la memoria.
È stato membro fondatore e collaboratore di numerosi progetti influenti che spaziano dall’improvvisazione alla musica elettroacustica e all’avant-rock, tra cui 3/4HadBeenEliminated, In Zaire, Il Sogno del Marinaio, Massimo Volume e Afterhours.
Nel corso degli anni ha collaborato con Adrian Utley, Mike Watt, Valerio Tricoli, Silvia Tarozzi, Anthony Pateras, Alessandra Novaga, Katia e Marielle Labèque, David Tibet, David Grubbs, Rokia Traoré, Oren Ambarchi, John Parish, Fire! Orchestra, Erik K Skodvin (Svarte Greiner), Scanner, Gianluigi Toccafondo, Wu Ming, Phill Niblock, David Maranha e molti altri.
La sua vasta discografia è stata pubblicata da etichette di fama internazionale, tra cui Die Schachtel, Maple Death, Improved Sequence, Blue Chopsticks e Black Truffle.
Ha effettuato numerose tournée in Europa, Nord America, Australia e Africa e ha collaborato a numerose produzioni teatrali, di danza e cinematografiche.